è lo scorrere veloce di un quadrante
un lampo al volo dalla panchina fredda
(mani in tasca di mattine d’altrocanto)

e – ci stai – nel tuo gessato
con la faccia ancora d’alba
su polsini da calvario, se
ti chiedi sia la vita
il fracasso di un treno in corsa
o quel mondo sovrapposto
che galleggia dentro agli occhi

un incrocio sul binario, ripetuto
come un mantra d’anni opachi
sbaragliati proprio ora
che la vena pulsa al collo
e quel salto chiama forte
dal suo stesso – fiume rosso –
(che di sale porta il gusto)

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