è sulla pupilla accesa che
premo la ragione di specchiarmi
dentro mani alla rinfusa

cauterizzando gesti a compiere
una differita ai sensi
oltre il velo dell’innesco

e ci sei nel mio soffondere
(o nel tendere le calze)
controluce, a tempi flessi

se incontrarti sopra il morso
è dilatazione a scendere
quel pozzo dove affoghi
in gocce e rosa, schiusa al fondo
dai -ti amo- che m’imperli

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