diffrazioni d’osservanza (fard à paupière)

img Susan Burnstine - per: diffrazioni d'osservanza ... Doris Emilia Bragagnini

non un vuoto contundente, così ampio
da tacermi – il luogo esponenziale è filmico
una ghirlanda d’aglio e fiordalisi morbida nel fiume
e un collo troppo piccolo per sostenere il cappio

sorprende poi di frodo come un letto richiudibile
due ante sulla steppa, il freddo dei natali di ogni giorno
lampadine colorate ciondolare sopra il piatto da cocomero
(se non per questo – me – adesso
o la brina nei campi d’inverno quanto il fiato
avvampare d’incenso, braccia spiegate, all’essere viva)

mi tagliarono la coda, giace lì nel nylon, il colore sbiadito
nero pervinca di notti a venire, nello zoo del Tennessee
qui tra le stecche di un video su strada filtrano bucce per fard à paupière
- fiori di vetro – a due passi dal mondo, piena una slitta, da riempire galere


___________________________________________img Susan Burnstine

MetroNOmia (tema di)

František Drtikol - metroNOmia - Doris Emilia Bragagnini

Nel molleggio ipnotico
di una coda bianca
metronomia toltami dagli occhi
scorre – poi – il cilindro della vita

alla tempia quel gennaio
ripetutosi nel rosso
divorante/dissipato tra le cosce
che i giorni contati (tiratura limitata)
sono proiettili di gomma “per signore”
filano e nemmeno te ne accorgi

non lo sapevo allora
lo credevo malattia, vincolo segreto
da scontare in mimetica d’assalto:
il grembiule d’ordinanza
giusto il fiocco esonerato
a pareggio forse, dello stesso colore
s e g n a l e t i c o tra i banchi

Ora servo una cortina
si studiano le mosse, se si brucia è d’immenso
si contano le pecore, si ammaliano gli agnelli
solo – si osa – abbassare lo sguardo
così, come un grilletto


____________________________(D.E.B. giugno 2011)
____________________________foto František Drtikol

oppure un

img. Darren Holmes

sarà come lavarmi il viso
sorprendere di fresco gli occhi chiusi
e sbatterli di nuovo (e ancora) menta fino al verde

una goccia – estrema – capace di curvare l’angolo
che anche il fuso Rosaspina, inciso il polso
piange sonni e sangue immacolato, le voglie di paglia
la sete inappagata, hanno muso di sterpo e teche
a sorreggere le gambe, la corsa fuori
nuda oltre la tenda, ha voce di sabbia

“non avrei saputo dire il nome come simbolo d’amore”
un suono affastellato sulla lingua o rumore vicino l’ombelico
un pensiero di vento, oppure un vento che recita il tuo nome
all’improvviso, come vita in origàmi (o voli) sulla tua carne bruna

 

_____________________DEB febbraio 2011, img Darren Holmes

avviso ai naviganti…

…sto cercando di sistemare il blog con degli esperimenti, non sono pratica di wordpress e nell’importazione da splinder (causa migrazione obbligata dalla piattaforma) qualcosa ha perso l’originale formattazione, dopo il recupero (grazie alla cara amica che mi ha aiutata!!!) e durante i miei ”esperimenti” ulteriori, ho fatto scomparire la storica testata che cercherò di ripristinare, insomma qui per ora ci sarà un po’ di movimento (sob) fino al risultato ottimale…  ciao a tutti!

Il ripiano

non conto più i giorni passati
i tasselli imprecisi, le scriminature – sostegno -
all’altra metà del vero

il gene d’ombra si congiunge in filigrana
quando sgocciola la linfa per lo sguardo che s’imbuta
basta spostare la frangetta e gli scheletri scompaiono

fissità perimetrali stile liberty (trompe-l’œil)
nasoboccacollo di dinieghi, ghirigori appassionati
come feti in formalina (dagli occhi puntuti, neri)

i contorni sono tagliole, lemmi da dottore
fuori la lingua” a serrare permessi
che trillano, infantili, come già pazzi rettili osceni

 

 _______________________________________________D.E.B. 12-07-2011, foto Susan Burnstine

Il Balzo

Come una stretta (ma no, è fretta)
di polmoni latrati
e un cuscino appoggiato, a rapprendere il balzo

potrei morirmi tra le braccia – ora -
tanto stringo quanto manca
soffocando di parole inerti
restituendo al mondo quanto non ho tolto

- finalmente dirlo – nel lasciarlo andare
precipitarlo con un vestito sceso, scalciato sotto il letto
e chiuderò la stanza la pelle a raggrinzire
orrendamente offerta a quanto più non voglio

Sfregavo il ghiaccio e mi sfaldavo io
sopra giorni rattrappiti, schiacciati
come insetti sul soffitto

ne sgombrerò la vista con un gesto freddo
zucchero negli occhi asciutti
quanto il tuo restarmi dentro – eterno – d’umido sgranato
ex voto, cera dura a lume spento

___________________________ D.E.B. 12-11-2010 foto rielab. F. Woodman

- ring -

ring

ho provato a mantenerti sogno, annientarti
dentro al ring di un modo d’essere, ammansendo il gesto
trattenerlo dentro, pensando cosìpiano da stordire l’intrusione

avrei chiuso il giunco dentro l’onda di salsedine
e tracciato nel profilo un trampolo di morte
- incubo incapace a sospendere giudizio -

se ciò che chiamo è furore cieco
che si addormenta attento, forse sciame, di brividi retrattili
sotto il bordo di un così vasto soliloquio, come una lisca
a consegnarmi ferma, stivo il dolore a rostro così scoscesa da salirti

e se spingo sull’orecchio, dove si annida il fiato
una colata a bassa distorsione non risparmia – accordi osceni -
corde d’ultimo piacere i nostri vincoli, il mio succhiare spago
che sfilaccia di sapore lungo l’argine che ci siamo dati

tu vieni e sverni, dentro le fessure della mia levigata inapparenza
un lampo d’improvviso, fame, a incupirti gli occhi
diagonali di controllo in briglie un po’ allentate, scioglimenti al ruolo
sotto ciglia di ragazzo, pronto a mietere respiri

 

Spettrale

Decapitavo serpi tra i capelli
mille e mille occhi da cavare – liscio -
il cranio tra la mano e il mio riviverla
come morsa attorno all’odio – zitto -
in fessure da schiumare, stretta

Così io lavo il lutto abbandonato
un “Caravaggio folk”
di teste e drappi dentro al cesto
biancheria disposta ad arte
luce spettrale che – accade – di lato

il “due X uno”, che di me non c’è
————— nessuno —————

gelido di tocco

a morire in un vento rosso di follia
sorprendermi di lama intransigente

biascicare – interludi – dedicati sfioramenti
sentilamialinguacometaglia e il soffiosibilo
che ti starà come un segreto
steso all’inguine – gelido di tocco

___________________________
__________scenderescenderescendere
un’inumana chiocciola – vertigine asciugata

nella foresta della mia amazzonia
ruspo un cratere infido
dal di dentro frantumo la mia casa e
questa mia mostruosità raccolta – parole ticchettio

lei aveva occhi grandi
e spazi angusti dove mescere le tarme“…

un colpo, un tonfo, forse un ringhio, smorto
spento, come un lenzuolo, avvolto

issando il gesto

Milan Borovička - From Woman series, 1979

issando il gesto
a saperlo tenere in punta di ciglia
scivolato, non di -piena- trasparente
rimanendo assorta, liquida
la goccia a zampillare come dal centro il latte
ché nutrire il ricordo rende gravide le mani
strette a coppa (forte), per l’offerta

e tu sia l’artiglio
o la tigre del cerchio – il fuoco

la mia -lingua- come di madre al cucciolo
non ti sarà confine, impasto di carne e storia
l’areola scoperta, le pieghe lambite
sterpaglia lasciata all’alcova dei venti
quando immobili e stanchi, indivisi
lasceremo le armi

 

img. Milan Borovička – From Woman series, 1979

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